Abbazie in Ciociaria, una storia millenaria

Il territorio della Provincia di Frosinone  (Basso Lazio) racconta un’importante storia religiosa e monastica attraverso alcuni gioielli dell’architettura e dell’edilizia di culto.

Abbazie

Abbazie e monasteri furono centri di preghiera, di istruzione e di cultura, di lavoro agricolo e manuale.

L’importanza delle Abbazie era rilevante anche sotto il profilo sociale ed economico: spesso sorgevano in luoghi impervi ed ostili, allo scopo di restituire il territorio all’attività e alla vita umana, o lungo gli itinerari di pellegrinaggio.

La Ciociaria annovera, tra le più famose, le seguenti Abbazie e Monasteri: Abbazia di Fossanova, Abbazia Di Casamari Certosa di Trisulti, Abbazia Di MontecassinoAbbazia di S. Domenico di Sora, Basilica di S. Paolo di Alatri, Badia di S. Sebastiano di Alatri, Abbazia Auricola di Amaseno, Abbazia Di Subiaco, Monastero di S. Andrea di Arpino, il Santuario della Madonna di Canneto di Settefrati, la Cattedrale di Anagni, la Chiesa Santuario di S. Maria Del Piano di Ausonia, la Basilica di S. Maria Salome di Veroli.

L’ABBAZIA DI MONTECASSINO

A più di 500 metri di altezza, sovrastante l’antica Casinum, già i Volsci e, poi, i Romani avevano edificato maestosi templi da dedicare agli dèi. Sui resti di quegli edifici pagani, Benedetto da Norcia, nel 529, costruì
un piccolo oratorio, destinato a divenire la casa madre dei benedettini e uno dei massimi centri d’irradiazione culturale d’occidente.
I monaci cassinesi praticarono la medicina, la musica, l’astronomia il diritto, le scienze filosofiche e
tradussero dal latino e dal greco le opere dell’ antichità; nella biblioteca del monastero si conserva ancora il
placito cassinese, primo documento giuridico scritto in lingua volgare. Nonostante le quattro rovinose
distruzioni subite, Montecassino è ancora lì “dov’era com’era” come annunciato dall’Abate Ildefonso Rea.
L’abbazia, come la vediamo oggi, è infatti, una perfetta ricostruzione di com’era, prima che i bombardamenti della seconda guerra mondiale la radessero completamente al suolo.
Si entra al monastero superando tre grandi chiostri rinascimentali, che consentono di raggiungere la Chiesa.
Dei tre portali d’ingresso soltanto quello al centro è originale. Esso è opera bizantina dell’ XI secolo e riporta incise in lettere ageminate tutte le terre possedute dall’Abbazia. I due portali laterali, opera del Canonica del
1952, ricordano alcuni episodi salienti della vita di San Benedetto a Montecassino, con in basso le quattro distruzioni subite dal Monastero (581-883-1349-1944).
L’austera facciata non lascia presagire la sfarzosa policromia dei marmi pregiatissimi e degli stucchi dorati, che decorano la Chiesa; le volte un tempo dipinte da Luca Giordano sono state in parte decorate dagli
affreschi del pittore contemporaneo P.Annigoni, mentre sugli altari sono state collocate tele del XVII XVIII secolo, di scuola napoletana. Sotto l’altare, una suggestiva cripta accoglie le spoglie di San Benedetto e di
sua sorella Scolastica. Per approfondire la conoscenza del ruolo rivestito da Montecassino nella storia della cultura, è necessario visitare il Museo, dove sono raccolti codici miniati, pergamene e testi letterari, che fecero di Montecassino il faro di civiltà per molti secoli.

L’ABBAZIA DI CASAMARI

L’abbazia di Casamari, nel comune di Veroli, si erge maestosa sui resti dell’antico municipio romano di Cereattae Marianae dove nacque il celebre condottiero romano Caio Mario. Distrutto dalle invasioni
barbariche, il luogo rimase abbandonato fino al 1096, quando quattro monaci benedettini vi costruirono un primo insediamento, più tardi ingrandito.
Nel XIII secolo, venne affidato ai cistercensi, un nuovo ordine monastico tenuto in grande considerazione dai pontefici del tempo. I cistercensi, seguendo la regola di San Bernardo, edificarono nel 1203 una grande e
semplice chiesa in stile gotico cistercense, rifiutando eccessi decorativi e mirando alla purezza della linea architettonica. La chiesa, dedicata alla Vergine Assunta e cointitolata ai Santi Giovanni e Paolo, fu iniziata
con la benedizione di Innocenzo III, e ,consacrata, nel 1217, da Papa Onorio III. L’interno, di grande sobrietà, è a tre navate con abside rettangolare e transetto con sei cappelle; al centro si trova il grande ciborio barocco, donato da Clemente XI, nel 1711. Questo complesso abbaziale rappresenta uno dei pochi modelli ancora integri dell’organizzazione spaziale prevista da Bernardo di Chiaravalle.

La chiesa, infatti, come corpo di fabbrica più grande, è posta a nord per riparare il resto del convento dal vento di tramontana,
il Chiostro luogo di preghiera, d’ incontro e di passeggio dei monaci ha belle bifore, finemente ornate, e consente di accedere all’Aula del Capitolo, al Refettorio, ai campi e alle officine. Nel grande complesso
abbaziale, si trovano anche una fornitissima Biblioteca, un Museo-Paninoteca, dove sono custodite
suppellettili romane, dipinti di Carassi, Guercino, Sassoferrato, Serodine, Balbi, Purificato e Fantuzzi.

LA CERTOSA DI TRISULTI

Immersa in uno dei paesaggi montani più belli della Ciociaria, a 800 metri di altezza, si trova la Certosa di
Trisulti, splendido complesso monastico divenuto monumento nazionale.
Dopo un primo insediamento benedettino, durato circa due secoli e sorto per iniziativa di San Domenico di
Foligno, nel 1204, per volere di Innocenzo III, il complesso monastico fu affidato ai monaci cistercensi. Si
accede al complesso attraversando un portone di ingresso, decorato con un bassorilievo raffigurante San
Bartolomeo, protettore dei certosini , mentre nella seconda arcata il pittore Filippo Balbi dipinse la Madonna
che porge del pane ad un monaco. Si raggiunge il piazzale principale del monastero, dove si trovano la
facciata medioevale del Palazzo di Innocenzo III, che oggi ospita un’importante Biblioteca e la facciata
neoclassica della Chiesa intitolata alla Vergine Assunta, a San Bartolomeo e aSan Bruno, fondatore
dell’ordine certosino. La Chiesa ad aula è divisa in due settori da un tramezzo, sui cui lati si trovano due
altari che ospitano i corpi di due santi martiri: Bonifacio e Benedetto; a destra e a sinistra, in alto sulle pareti,
si trovano belle tele di F. Balbi, mentre, in basso, è addossato il coro dei fratelli conversi, opera di intagliatori
locali eseguito alla fine del XVII secolo. Superata la porta, che divide lo spazio riservato un tempo ai fratelli
coristi, ammiriamo un coro finemente scolpito, ricco di intagli e figure zoomorfe, eseguite dallo scultore
Jacobò, alla fine del XVI secolo.
Le pareti della chiesa sono rivestite da belle tele del Balbi e del Battelli mentre al Caci spetta il grande
affresco della volta, che raffigura la Gloria di Beati e Santi (1683). La fama di questo monastero è in gran
parte legata alla presenza di una bellissima farmacia affrescata dal pittore G. Manco con temi pompeiani e
decorata con artistiche vetrine, entro le quali sono ancora conservati i recipienti in vetro che contenevano i
medicamenti. Di fronte si trova un salottino, decorato da Filippo Balbi, un tempo adibito a foresteria.

LE CATTEDRALI E LE CHIESE

“Grande e solenne paese pagano e cattolico…”così Carducci descrisse la Ciociaria, una terra, che, già
durante il paganesimo, fu completamente ricoperta di templi ed intrisa di sacralità.Sulle alture delle città più
importanti furono erette le Acropoli sacre a Saturno, sulle parte delle mura poligonali, i simboli fallici furono
scolpiti a protezione della popolazione, invocando la benevolenza degli dei, ai quali si chiedeva la fertilità;
nei boschi, presso le sorgenti sacre sulle are, si sacrificarono gli agnelli, in occasione del “Ver Sacrum”.
Quando il paganesimo cessò di fare proseliti, la Ciociaria, raggiunta già da alcuni apostoli e pie donne,
conobbe l’alba di un nuovo giorno, annunciato presso gli eremi di montagna e nei protocenobi, dai quali
scaturì la regola del monachesimo benedettino. I rilievi delle colline “si vestirono di nuovi edifici, sui resti dei
templi, furono edificati le più belle Chiese ed Abbazie di questa terra, che vive ancora oggi la propria fede
con grande fervore spirituale.




LA CATTEDRALE DI ANAGNI

Superbo capolavoro di architettura medioevale, la Cattedrale di Anagni è un insieme elegante di equilibrio
della mescolanza dello stile romanico campano con quello lombardo. Sulla severa facciata principale, in stile
romanico campano, si aprono tre portali di cui il centrale è sormontato da una decorazione derivata dall’arte
classica con influenze bizantine.
Molto più movimentata è la facciata posteriore, dove sono evidenti le influenze dello stile romanico
lombardo, con le tre belle absidi, sormontate da una serie di colonnine, che sostengono piccoli archi, dai
fregi finemente decorati. Completamente staccato dal corpo della chiessa, è il massiccio campanile con
cinque ordini di aperture a monofore, bifore e trifore. Di grande rilievo è l’interno della chiesa, abbellito, nel
XIII secolo, con un pavimento a mosaico policromo, opera dei Cosma, e la zona del transetto, dove si
trovano la bella iconostasi, la sedia episcopale e il cero pasquale realizzati dal Vassalletto. Sulla navata
laterale destra, in corrispondenza del transetto, si trova l’ingresso alla Cripta, vero tesoro di questa chiesa.
Per la qualità pittorica e la complessità dei temi affrescati su queste pareti, essa è considerata una dei più
importanti ciccli pittorici d’arte medioevale. Sempre lungo la navata destra, si trova anche l’ingresso al
Lapidario e al Museo del Tesoro, che raccoglie paramenti sacri e oggetti d’uso liturgico, del XII-XV secolo.

LA BASILICA DI SANTA MARIA SALOME DI VEROLI

Questa Basilica, dedicata a Santa Salome, patrona e protettrice di Veroli, fu costruita nel 1209 quando,
secondo le cronache medioevali, furono ritrovati i resti della pia donna, testimone del Calvario di Cristo.
Sebbene violenti terremoti distrussero in parte il primo oratorio medioevale, i verolani non cessarono di
venerare la Santa e non rinunciarono mai a ricostruire il suo tempio.
La Chiesa, come la vediamo oggi, è frutto dei lavori di ristrutturazione, compiuti nel 1700 su richiesta dei
vescovi de’ Zaulis e Tartagni.
L’interno, a tre navate, è ricco di belle tele e affreschi attribuiti al Cavalier d’Arpino, a F.Solimena, G. Passeri
e G. Brandi, noti esponenti della pittura manieristica e barocca. Poche ma interessanti sono le tracce della
primitiva chiesa medioevale: si notino gli affreschi del XIII- XV secolo, sulla parete del transetto a sinistra e
nell’oratorio sottostante, con l’ingrasso dalla navata di destra.
Particolarmente elegante la Confessione, dove sono custoditi i resti di Santa Salome, che lasciò a Veroli un
frammento della Croce di Cristo, murato nel dodicesimo gradino della Scala Santa, situata nella seconda
cappella a destra, dove si può lucrare l’indulgenza plenaria, seguendo le indicazioni dettate da Benedetto
XIV, nel 1751, e scritte sulla lapide a destra della scala.

LA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE DI ALATRI

Santa Maria Maggiore di Alatri, con la sua elegante facciata, contribuisce ad abbellire l’omonima pazza
cittadina, dove anticamente si trovavano edifici di culto pagano. Sulla facciata a capanna è inserito, come un
prezioso merletto, un grande rosone trilobato che consente di illuminare l’interno altrimenti troppo buio. Sulla
sommità della navata destra, si appoggia il bel campanile merlato. L’interno della chiesa presenta il duplice
aspetto romanico e gotico, frutto della ricostruzione avvenuta dopo che, nel 1350, un violento terremoto
distrusse in parte la chiesa. Preziose opere d’epoca medioevale sono conservate nella cappella di sinistra.
Si tratta del gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli (XII sec.), capolavoro d’arte romanica, chiuso un
tempo entro due pannelli laterali, dove sono scolpite le scene della vita di Maria e di Cristo, mentre il Trittico
del Salvatore, sulla parete destra, è opera autografa del pittore Antonio d’Alatri (XV sec), seguace di Gentile
da Fabriano. Sull’altare, si trova il fonte battesimale, la cui vasca è sorretta da tre telamoni (XIII sec.), che
esprimono gesti enigmatici; si fa notare, per la sua raffinata decorazione e per l’equilibriato senso
architettonico, il piccolo tabernacolo rinascimentale (parete laterale della navata destra), scolpito
evidentemente da un artista dalla grande capacità tecnica.

LA CATTEDRALE DI SAN DOMENICO DI SORA

L’Abbazia di San Domenico è ubicata alla periferia di Sora, quasi sulle sponde del fiume Fibreno, affluente
del Liri, e fu eretta, nel1011, sui resti della villa agreste della famiglia di Cicerone.
Il suo aspetto attuale lo si deve ai lavori di restauro, compiuti dopo che un violento terremoto, nel 1915,
distrusse gran parte dell’edificio. L’interno della chiesa è a tre navate, con transetto rialzato, per lasciare
spazio alla cripta sottostante, che rappresenta l’ambiente più suggestivo di questo edificio. Essa è del tipo
“ad oratorio” ed è costituita da materiale di spoglio, coperta con volte a crociera. Lo spazio è ripartito in tre
navate da 16 colonne, tutte disuguali e provenienti da edifici pagani. Nell’abside maggiore, è posto l’altare in
mermo (dono di Clemente XI, 1706), dove si trovano le spoglie di San Domenico di Foligno, morto nel 1031,
in età avanzata, dopo aver fondato importanti monasteri benedettini in Ciociaria. Sul lato sinistro della
Chiesa, si nota il prospetto anteriore di un monumento funebre ad opera quadrata (I sec. a.C.) dove è posta
una lapide, che ricorda la nascita in questo luogo del famoso oratore romano M.T. Cicerone. Anche sui
finchi esterni della Chiesa, si trovano numerosi bassorilievi di monumenti funerari di condottieri romani,
risalenti al I sec. a.C.

CHIESA SANTUARIO DI S.MARIA DEL PIANO DI AUSONIA

Incerta è la data della prima costruzione di questa Chiesa, di cui le tracce più antiche sono rappresentate dal
ciclo di affreschi della cripta. La Ciesa, molto danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra
mondiale, è in stile barocco nel primo tratto, fino al presbiterio, e in stile medioevale. Di grande pregio, è il
pavimento che un tempo decorava l’altare maggiore e oggi collocato in sacrestia: esso è uno splendido
esempio di maiolica napoletana del 1700. Da una stretta scalinata, si accede alla cripta romanico bizantina
del X secolo, divisa in un ambulacro comunicante con tre cappelle, dove si trova un suggestivo ciclo di
affreschi, che narrano la vita e la storia di S. Remicarda.

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DI CANNETO DI SETTEFRATI

Il Santuario della Madonna di Canneto rappresenta una delle mète di pellegrinaggio più importanti per i
fedeli che, dal Lazio, dall’Abruzzo e dal Molise, nei giorni compresi tra il 18 e il 22 agosto, vengono numerosi
a rendere omaggio alla Madonna Nera, custodita nella Chiesa. Il Santuario, di origine medievale (sec. XII),
sorge nel cuore dell’omonima valle, sui resti di un tempio pagano dedicato alla dea Mefiti, dove i pastori
rinnovavano il loro patto di fratellanza. E’ situato nel territorio del comune di Settefrati, incastonato nel cuore
del versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo e del Molise, da dove si gode un meraviglioso panorama
su una delle più suggestive e caratteristiche zone della Ciociaria, la Valle di Comino.

LA CHIESA DI SANTA MARIA DELLA LIBERA DI AQUINO

La chiesa venne edificata nel 1125, per volere di due nobildonne, Ottolina e Maria, raffigurate nel mosaico
sul portale d’ingresso della chiesa. Il nome le deriva dall’aver preso il posto del tempio pagano, dedicato ad
ercole liberatore, di cui sono stati usati molti frammenti.
La facciata, molto austera, è preceduta da un portico a tre arcate; da notare sull’ultimo gradino della ripida
scalinata, le tabulae lusorie, una sorta di dama per il gioco delle pedine, molto in voga tra i romani. L’interno,
di austera semplicità, è a tre navate ed è coperto Da un grande soffitto a capriate.
Sul lato sinistro della chiesa, si trova l’arco trionfale di Marcantonio, con colonne binate e capitelli corinzi,
Esso è una delle tante testimonianze d’epoca romana, rinvenute su questo su questo territorio un tempo
attraversato dall’antica Via Latina, di cui resta ancora visibile un tratto di basolato stradale.

LA CHIESA DI SAN NICOLA DI CASTRO DEI VOLSCI

Alle porte del borgo medioevale di Castro dei Volsci, si trova questa Chiesa di grande semplicità
architettonica, decorata da affreschi di scuola benedettina, raffiguranti scene dell’Antico e Nuovo
Testamento, disposte lungo le due pareti principali, e alcune figure isolate di Santi. Si consiglia una
passeggiata nei vicoli del paese, nel cui Belvedere si erge il Monumento alla mamma Ciociara.

LA CHIESA DI S. ANTONIO DI POFI

La Chiesa è dedicata a S. Antonino martire che, in questo luogo, fece scaturire una sorgente d’acqua. La
facciata, molto semplice, è affiancata da una torre campanaria. Le modeste dimensioni e la semplicità della
linea architettonica non lasciano presagire la presenza dello splendido affresco raffigurante il Giudizio
Universale, di scuola umbro laziale (XV secolo), che orna la controfacciata della parete d’ingresso.